Trio newyorkese dal background d-i-y, con un full-length all'attivo per la Wierd Records.
Post-punk, elettronica, post-rock, black metal... il tutto amalgamato alla perfezione per un risultato esplosivo.
La Field Hymns è una piccola label di Portland che pubblica lavori esclusivamente su cassetta; abbiamo già avuto modo di fare la conoscenza con le sue bizzarre produzioni di elettronica analogica. Grapefruit, alias di Charlie Salas Humara, prosegue il percorso dell'etichetta, recuperando sonorità "d'epoca" e rielaborandole con gusto e creatività. In questo caso ci si muove in un territorio kosmico dove le suite spaziali vengono vivacizzate da un brillante mood anni ottanta in un'atmosfera piacevolmente coinvolgente. Pregevoli e curati, come sempre, l'artwork e il packaging.
Gustoforte è un progetto attivo dal lontano 1984 nel sottobosco tricolore più underground, con un'unica pubblicazione alle spalle, del 1985 (vinile con copertina in lamiera). Ora ritornano con un picture disc contenente due lunghe suite, risalenti rispettivamente al 1985 e al 1986 (quest'ultima registrata live). "Souvenir Of Italy" mantiene quanto promesso dal titolo, andando a restituire all'ascoltatore, per il tramite di campionamenti disparati su di un tappeto sonoro avanguardista, un ritratto allucinato del "lato oscuro" della nostra nazione. Il lato B, "La Merda Che Fuma", poggia le sue basi su di un componimento dell'artista Osvaldo Licini, che viene sonorizzato per mezzo di suoni e rumori ambientali. Un'opera assai peculiare che torna alla luce nell'epoca del web e del social, mantenendo immutata la sua carica di artistica sovversione.
Concludo con una band singolare e decisamente creativa: Cobol Pongide è un duo formato da un umano e da un robot (sic) che propone musica suonata esclusivamente con giocattoli.
Partiamo con l'EP "Permissions Of Love" di Tropic Of Cancer, di fatto il solo-project della losangelina Camella Lobo, qui coaudiuvata da John Mendez alias Silent Servant e da Taylor Burch dei Dva Damas. Il disco contiene tre brani di suggestiva darkwave, trainata dal suono dei synth, che incedono lenti evocando tenui bagliori che si agitano sotto i veli di una nebbia seducente. Un bell'esempio di musica che guarda indietro rielaborando il passato in maniera decisamente personale.
Un pò come nel caso dei Survive, quartetto texano dedito a sonorità sintetiche rigorosamente analogiche, che esordisce con un full-length omonimo limitato a 300 copie. Lavoro molto "descrittivo", che disegna panorami attraenti e ignoti, strizzando l'occhio ora alle soundtrack degli eighties, ora ai lavori cosmici del decennio precedente, e andando a costituire in questo modo un affascinante ponte sonoro tra diverse "epoche" della musica elettronica.
Pur sfoggiando delle azzeccate melodie, non si tratta di un disco votato al dancefloor, bensì di un'affascinante e ricercato exploit ad opera di musicisti sicuramente padroni dei loro mezzi: una delle migliori uscite del filone "synth" degli ultimi mesi.
Questo "Sighing Melodies Thru The Graves" unisce sonorità electro al fascino vintage delle colonne sonore dei 70s e degli 80s, che vengono rielaborate e rese più dinamiche, mantenendo però intatto il loro fascino "atmosferico".
Tale dualismo si riflette nella natura eterogenea delle composizioni, ed è così che le atmosfere dei primi Cure si abbinano ad un folk umbratile ma battagliero. Talvolta le due anime del gruppo si affiancano anche all'interno della stessa canzone, in un ibrido ben riuscito. Bella la voce del singer, mai troppo "pulita", con un'interpretazione molto sentita. Un lavoro sicuramente riuscito e rappresentativo di uno specifico periodo storico, che meritava di essere ripresentato al pubblico.